Il pensiero viene utilizzato dalla mente per organizzarsi nella realtà. E quindi è la forza della mente, il pensiero è la mente. E' tutto e al contempo niente perché rappresenta il riflesso della nostra interiorità che dialoga con la realtà che ci circonda ed essendo la realtà una proiezione della mente e dell'ego, alla fine è più niente che tutto. Dio è il non pensiero e il grande vuoto, e al contempo è tutto ciò che è scaturito dal vuoto per il principio della rappresentazione di se (Siva e Shakti). L'anelito di ogni essere è riconoscere di essere quel vuoto per poi avere consapevolezza di apparire in conformità di quel principio. Gravati dalle memorie emotive e dai pesi di realtà pregresse spesso sospesi in grovigli e nodi inestricabili che legano alla ripetitività delle esperienze, proviamo a liberarcene morendo alla vita e rinascendo nel vuoto. La rinascita passa attraverso l'osservazione del passato, dei dogmi e dei tabù, delle idee dei concetti e dei giudizi e di tutto quanto è conservato nella propria memoria storica con l'atteggiamento consapevole e distaccato del testimone. Uscire dalla spirale della ripetitività è proprio la consapevolezza che ciò che abbiamo vissuto e che viviamo è un riflesso e come tale non può più influenzarci. L'altra faccia della consapevolezza è il qui e ora, l'attimo che non ha tempo e che cancella i riflessi, creando i presupposti per il vuoto che è gioia e benedizione.